La leggenda delle squamine

La leggenda narra che, molti secoli fa, il sole implorò la luna perché voleva lo aiutasse a lasciare il cielo ed essere libero. La Luna, pigra, accettò e il 1 Giugno, quando il sole splendeva più intensamente si avvicinò a lui e gradualmente lo coprì concretizzando il suo desiderio. Il sole, che guardava la terra da milioni di anni, non ebbe dubbi e finalmente realizzò il suo desiderio di sentirsi completamente libero passando inosservato e si tramutò in un essere più discreto, veloce e affascinante: una gatta nera. Dopo un po’ la luna si era stancata e, senza avvisare il sole, si allontanò lentamente. Quando il sole si rese conto si dovette affrettare, uscire dal corpo della gatta nera e salire in cielo. Lo fece così in fretta che lasciò i suoi raggi sul pelo dell’animale; fù in questo modo che si mescolarono le pennellate del sole e i segni della luna. E fu così che nacquero le squamine!

Dicono che oltre alla loro origine solare questi gatti hanno proprietà magiche e portano fortuna ed energia positiva a chi li adotta.

                                                                                                           (fonte amico gatto)

 

Una leggenda irlandese

Un uomo amava moltissimo il suo gatto. Quando il gatto morì, per l’uomo fu un colpo durissimo, che gli fece rendere conto che quel micio era l’unico essere vivente che l’avesse amato in modo davvero incondizionato.
Così quando anche l’uomo morì, il suo ultimo pensiero fu di gioia, perché avrebbe rivisto il suo gatto. E infatti, lui era lì ad aspettarlo, tutto ronfante e felice di rivederlo.
E così l’uomo e il suo gatto si trovarono su una lunga strada di campagna. L’uomo vede un cartello che dice “Paradiso” per di qui. E cammina e cammina. Dopo un po’ supera una fattoria. All’orizzonte vede il riflesso di un enorme cancello bianco e sente che finalmente è arrivato.
Arriva al cancello, stanchissimo. La luce che emana dalla città è abbagliante e lui completamente stupefatto. Anche il gatto è piuttosto entusiasta… finalmente appare un uomo vestito di bianco. “Benvenuto in Paradiso” gli dice. “Tutto quello che hai sempre voluto qui c’è, ogni tuo desiderio sarà esaudito. Che cosa desideri?” L’uomo sorride.
“Beh, in questo momento tutto quello che vorrei è un po’ d’acqua per me e per il mio gatto”. L’uomo schiocca le dita e fa apparire un calice splendido. Un altro schiocco di dita, e il calice si riempie di ghiaccio dalle forme splendide. L’acqua si materializza sopra al ghiaccio, che però non si scioglie. Una cannuccia e una fetta di limone completano lo spettacolo.
E l’uomo dice “non ci sarebbe anche una ciotolina per il mio gatto?” L’uomo in bianco scuote la testa e gli spiega che gli animali non sono ammessi in paradiso, il paradiso è solo per gli umani.
L’uomo pensa al meraviglioso compagno della sua vita, ricorda che è stato l’unico essere vivente che l’abbia mai amato in modo incondizionato e spiega al signore in bianco che non vuole andare in paradiso senza il suo gatto. L’uomo in bianco scuote la testa e risponde “mi dispiace, ma ci sono delle regole” E così l’uomo prende in braccio il micio esausto e lentamente torna indietro lungo la strada.
Quando arriva alla fattoria, un signore anziano e pieno di rughe lo saluta. Il gatto, che era in braccio esausto, guarda su e miagola piano piano. Il contadino saluta l’uomo: “Ehi straniero, sembri stanco e assetato. Vuoi bere qualcosa?”.
A questo punto all’uomo non interessa assolutamente dove si trovi, tutto quello che sa è che ha tantissima sete e che il suo adorato gatto è quasi disidratato. Allora fa segno di sì con la testa, e il contadino lo porta ad un pozzo. “Mi dispiace, non ho niente di buono da offriti”, gli spiega, immergendo una latta nel pozzo. La passa all’uomo che beve avidamente. Appena finisce di bere, si accorge che il vecchio sta dando da bere al gatto. Il contadino gli spiega “Credo che avesse sete anche lui. Davvero un bel gatto, complementi” – L’uomo fa cenno di sì, e continua a bere.
Il contadino sorride tra sé e sé. “Amico, senti, vorresti fermarti per cena? Non ho niente di buono da offrirti, ma a mia moglie e ai miei figli e a me farebbe piacere la tua compagnia.” Poi guarda il gatto gli strizza un occhio e dice: “Credo che sia avanzato anche un po’ di latte per te”.
E così l’uomo ebbe una cena semplice ma nutriente, e sorrideva felice. Il micio era accoccolato davanti al fuoco, e tutti intorno alla tavola sembravano felici ed in pace. Chiacchieravano della giornata di lavoro, di cosa gli animali avevano bisogno, cosa seminare la prossima stagione di chi aveva bisogno di quale aiuto e cosa fare domani.
L’uomo era più felice di quanto non fosse stato in molti anni, e il suo vecchio micione stava ronfando in un modo che gli faceva venire le lacrime dalla commozione. Il contadino se ne accorse e gli disse “Figliolo, perché non ti fermi per un po’, sembra proprio che tu non sappia dove andare. Non possiamo offrirti una sistemazione comoda, ma di sicuro qui è dignitoso. Puoi aiutare le mie figlie e i miei figli a curare gli animali e il raccolto, e lavorare nella fattoria e noi divideremo con te la nostra semplice casa. Chiaramente il tuo gatto può restare con gli altri gatti. Lo ameremo tutti come se fosse uno dei nostri”.
E così l’uomo rimase e lavorò nella fattoria del vecchio contadino e non era mai stato più felice e soddisfatto in vita sua. Il gatto riprese le forze e il suo pelo e i suoi occhi brillavano come se fosse ritornato cucciolo. Nella fattoria non c’era niente di moderno o lussuoso, ma si stava davvero tanto bene.
Ma un giorno, mentre lavorava nei campi e il suo gatto cacciava i topi vicino a lui, ricordò improvvisamente il cancello luminoso che aveva rifiutato di varcare. Improvvisamente gli venne la paura di andare all’inferno, corse dal vecchio e gli domandò dove si trovasse realmente e perché lui e gli altri della fattoria fossero stati cacciati via dal Paradiso.
Il contadino sorrise e disse: “Figlio, quel posto non è il paradiso. Non lasciarti imbrogliare dai cancelli che brillano. Hai fatto la cosa giusta andandotene. Pensi davvero che Dio rifiuterebbe l’ingresso ad un dei suoi angeli?”. Il gatto corse a strusciarsi sulle gambe del contadino e fece le fusa per dire che era d’accordo.
Il contadino chiese all’uomo se fosse felice lì e gli piacesse fare il lavoro che gli era stato assegnato. L’uomo disse che non era mai stato più felice in vita sua, che il lavoro era duro ma dava soddisfazioni e il cibo era semplice ma buono e la sua stanza era perfetta per lui. E che, specialmente, poteva stare col suo gatto e vederlo felice.
E il vecchio sorrise e chiese all’uomo “Allora, che dubbi hai? Non tutto quello che vuoi è bene per te, il tuo cuore desidera molte cose che potrebbero farti male e tu devi fare molta attenzione ai tuoi desideri. Se non sei felice qui puoi andartene quando vuoi, ma a me piacerebbe che tu restassi.” Il micio si strusciò sulle gambe del contadino. “A proposito, dove credi di essere?”.
Mentre il contadino sollevava il micio sulla sua spalla per accarezzarlo per bene, il sole brillò attraverso la pelliccia del gatto. L’uomo notò che il contadino aveva una specie di aureola luminosa. Un pensiero lo sfiorò “Sì” disse il contadino “adesso hai capito”.
L’uomo guardò ancora e vide che molti animali avevano la stessa aureola, e tutti erano felici di riflettere l’amore semplice e incondizionato che Dio ha per noi.
“Loro sono l’unico modo che ho per raggiungere la maggior parte di voi” disse “e sono felice che il tuo angelo finalmente ti abbia riportato da me”.
E lo abbracciò. “La tua famiglia ha sentito la tua mancanza, bentornato a casa”
E l’angelo, appollaiato sulla spalla di Dio, ronfava felice.

Auguri!!!!

Mamma Giusy e tutte le palle di pelo della colonia felina dell’Etna vogliono augurarvi un buon natale, buone feste, buon anno e che siano motivo di pace, amore e serenità!

 

Andrew Faber

Pensaci bene
prima di prendere un gatto.
Ti farà credere che sia stato tu
ad averlo trovato
in mezzo alla strada
in un cassonetto
dentro un gattile.
Ti farà credere che sia stato tu
ad averlo salvato
che incontrarvi sia stata fortuna
pura casualità
quando invece era lì ad aspettarti
quando invece era il vostro appuntamento
fin da sempre.
Pensaci bene prima di prendere un gatto.
In quegli occhi si entra una volta
per poi non uscire mai più.
Sappi che di quell’amore
puro
infinito
e randagio
non potrai mai più liberarti.
I gatti amano per volontà
non per bisogno, non per istinto
i gatti amano per essere liberi.
Pensaci bene prima di prendere un gatto
che prendere poi, è un termine inadeguato, sciatto.
Sbagliato.
Un gatto non si prende né si adotta
un gatto si custodisce.
E ricordarti che dovrai accettare il suo caos
la sua elegante arroganza
i suoi attimi di smisurata dolcezza
prenderti cura della sua solitudine
dei suoi momenti di incantevole assenza.
Pensati come a un primo appuntamento
che ogni istante si ripete.
Circondalo di attenzioni, sempre
come un amante corteggia la sua dama
con dolci parole
e infinite carezze.
Sappi che ogni istante lui sa dove ti trovi
come ti senti
e di cosa hai bisogno per essere felice.
Pensaci bene prima di prendere un gatto
perché nessuno più di lui
sa di cosa è fatto l’amore.
Parlo del rispetto dei propri spazi
e dei propri umori.
Parlo del bisogno di nascondersi
a volte
da tutto e da tutti.
Parlo di saper riconoscere
quando è inutile insistere
perché avvicinandosi a volte ci si perde
e di quando insistere, invece
è l’unico modo per tornare a stare vicini.
Parlo dell’arte
di sapersi osservare da lontano
dove ogni cosa acquista la sua forma.
Parlo di saper riconoscere la meraviglia
di volersi entrambi
in quei momenti di rara bellezza
che rimangono impressi per sempre.
Parlo di quando all’improvviso
dal nulla più assoluto
si accende la follia
e si inizia a correre come pazzi
a giocare come ragazzini
buffi e ridicoli
come rendersi conto
che la felicità va abbracciata
graffiata, protetta.
Perché può durare un attimo.
Ma soprattutto
pensaci bene prima di prendere un gatto
perché arriverà il giorno in cui dovrai dirgli addio.
E saprà stupirti di nuovo
come ha fatto per tutta la sua vita.
Mentre non riesce più a reggersi in piedi.
Mentre è sdraiato da giorni lì
nello stesso punto di casa
dove ha scelto di morire.
Mentre non vuole nessuno vicino, tranne te.
E con le ultime forze ancora ti urla il suo amore.
Le fusa che gli escono strane e spente, stonate.
Ma che tu ricorderai
come il canto più dolce
che ti sia stato concesso ascoltare.
Non cercare di dimenticarlo quel dolore, di vincerlo.
Non si può.
Una parte di te si è spenta con lui.
Una parte di te, si è perduta, per sempre.

Come i gatti hanno iniziato a fare le fusa: una fiaba britannica

C’erano una volta un re e la sua regina che, dopo diverso tempo e numerosi tentativi, riuscirono finalmente ad avere una figlia. Sopraffatti dalla gioia, quando una zingara si offrì di leggere il futuro della nuova nata accettarono con entusiasmo… entusiasmo che divenne sconforto quando tale zingara annunciò loro con aria grave che, se mai la principessa si fosse offerta in moglie a un principe, sarebbe caduta vittima di una malattia fatale. Sotto consiglio della zingara, a fare da guardiani della salute della principessa vennero posti tre gatti bianchi.

A disposizione dei felini furono messe tante palline di lino, quante palline d’oro: fin quando la principessa fosse stata al sicuro, i tre gatti avrebbero giocato con le sole palline di lino. Se, invece, la sua vita fosse stata in pericolo essi avrebbero dedicato attenzione alle palline d’oro. Tutto andò bene per i primi 16 anni di vita della principessa. Un giorno, tuttavia, a corte si presentò un affascinante principe dall’animo nobile; la ragazza tentò fino all’ultimo di respingere i propri sentimenti, ma alla fine principe e principessa si confessarono i loro sentimenti a vicenda. E i tre guardiani felini iniziarono a giocare con le palline d’oro. Ben presto, la profezia della zingara si realizzò… con una variazione: non fu la principessa a cadere malata, bensì il principe. Entro 27 giorni la sua vita era destinata a spegnersi, a meno che la principessa non riuscisse a tessere, senza ricevere aiuto da altre mani, 10.000 matasse di lino. Si trattava di un’impresa impossibile, e la principessa ne era ben cosciente. Ma proprio quando sembrava che tutto fosse perduto, i suoi tre gatti bianchi le parlarono per la prima volta e le offrirono il loro aiuto. “Le nostre sono zampe, non mani” dissero, “e perciò possiamo filare assieme a te.” Così la principessa e i suoi gatti lavorarono alacremente. Insieme, riuscirono a salvare la vita del principe. Così, come premio per la loro devozione e la loro generosità, i gatti ricevettero in dono i gioielli della principessa con cui amavano giocare… e la capacità di fare le fusa.

Secondo il folklore britannico, così è come i gatti hanno iniziato a fare le fusa. Ma certamente, esistono tante altre leggende.

                                                                                                            (fonte GcomeGatto)

Il Patto del Gatto e del Diavolo

C’era una volta una donna che viveva con il suo bambino e il suo gatto, in una casetta in mezzo alla foresta.
Un giorno lei doveva uscire ed era molto preoccupata perché non voleva lasciare il suo bambino solo, ma non poteva portarlo con sé. Così guardò il suo gatto e gli disse:

Gattino mio per favore veglia su mio figlio, cercherò di tornare il prima possibile.
Così uscì. Subito dopo apparse il Diavolo in casa; il gatto vedendolo saltò davanti alla culla del bambino senza intimidirsi.
Perché è ben noto che i gatti sono gli unici animali che non hanno paura di questo essere così maligno.
Cosa vuoi??- Chiese il gatto
Vengo a prendere il bambino- disse il Diavolo.
Beh non puoi, mi prendo cura io del bambino. – Disse il gatto mentre si stava leccando una zampa.
Animale insolente, tu non puoi fare nulla per evitarlo – ribatte il Diavolo.
Molto bene – disse il gatto astutamente.
Ti propongo un accordo, se indovini il numero esatto dei peli che ho su tutto il corpo potrai prenderti il bambino. Se questo non accade tornerai da dove sei venuto e non tornerai mai più. Ti offrirò 3 opportunità per indovinare… Allora c’è un accordo? –
Il Diavolo non poteva rifiutare questo accordo, a lui piacciono le sfide. Così pensando che sarebbe stato facile accettò.
E con molta pazienza iniziò a contare i peli.
-Uno…. Due… Tre… – Ma a un certo punto un uccellino “cantò”, e così il Diavolo si distrasse. Arrabbiato ricominciò.
Cento… Duecento…. Trecento…
In quel momento il vento entrò dalla finestra e agitò i peli del gatto, facendo sì che il maligno perse ancora una volta il conto.
Già 2 opportunità sfumate – gli ricordò il gatto.
Nervoso il Diavolo ricomincio a contare promettendosi che niente lo avrebbe più distratto.
Un milione… Due milioni… Tre milioni…
Quindi il gatto mosse leggermente la coda strofinando il naso del Diavolo, e lui starnutì. E tutti i peli del gatto volarono da ogni parte.
Hai perso la tua ultima possibilità. Adesso vattene e non tornare mai più.
Il Diavolo era così furioso della sua perdita, che giurò che un giorno avrebbe saputo dire quanti peli aveva un gatto, così da poter tornare e finire il suo compito.
Così se ne andò.
Quando la donna tornò a casa, ignara dell’accaduto, abbracciò e baciò il bimbo. Poi si girò verso il gatto e facendogli delle carezze dietro l’orecchio lo ringraziò per l’ottimo lavoro svolto.
Ecco perché i gatti fino ad oggi lasciano sempre peli in giro. Perché in questo modo il Diavolo non compirà mai la sua vendetta. Non saprà mai quanti peli hanno in realtà!

“Gattolico praticante”

Cari amici oggi vi voglio consigliare la lettura del libro “Gattolico praticante” di Alberto mattioli. Di seguito riporto la recensione di Marina Leonardi ripresa da MeseModena Magazine.

Nel suo nuovo libro il “Gattolico praticante” il giornalista e scrittore Alberto Mattioli confessa la sua devozione totale nei confronti dei gatti.

Recensire Alberto Mattioli è un’impresa titanica, perché è talmente bravo e geniale nel suo mestiere, ovvero lo scrivere, che qualunque cosa il povero recensore si trovi a mettere nero su bianco appare del tutto banale. Se poi alla scrittura, il noto giornalista, aggiunge pure il cuore, allora da titanica l’impresa diventa letteralmente impossibile. Per fortuna, questa nuova rubrica “Il Fondo” del Mese Modena, mi consente di scrivere in modo poco formale permettendomi di recensire il “Gattolico praticante. Esercizi di devozione felina”, ultima splendida fatica di Alberto Mattioli più col sentimento che con la tecnica. Il sentimento di un’amica ma, soprattutto, il cuore di una “Gattolica praticante”, da sempre e fino al midollo.

Partirò dicendo che il libro è divertente, chi conosce la penna ironica di Mattioli se lo aspetterà, ma non si aspetterà certo di commuoversi, nel mio caso fino alle lacrime. E questo è il vero colpo di scena. Ovviamente non tutti verseranno calde lacrime, si potrebbe azzardare anzi, che l’occhio umido sia una specie di banco di prova che sancirà il diritto a professarsi “Gattolico praticante”, al pari dell’autore. Il libro comunque va comprato, assolutamente, sia che amiate i gatti sia che li odiate. Se li amate, troverete tantissimi spunti interessanti e allargherete le vostre conoscenze sul mondo felino. Se non li amate, l’acutezza di certe riflessioni, il trasporto palpabile e l’inequivocabile simpatia dell’autore, che qui gioca in casa, potrebbe indurvi a rivedere le vostre affinità. E se i gatti vi stanno indifferenti, dopo la lettura del libro direi che avrete decisamente cambiato idea. Ricordate che qualche anno fa girava un libro che prometteva ai suoi lettori di indurli a smettere di fumare? Ecco, alla fine del libro avrete voglia di rivolgervi al primo gattile e di fare conoscenza con un paio di felini e magari di portarli a casa (due è il numero minimo, lo scoprirete durante la lettura).

Ma veniamo al contenuto del libro. Il Gattolico praticante è un bel volume di 120 pagine edito da Garzanti. Lo riconoscerete a prima vista per quel sornione ritratto gattesco che campeggia in copertina, metamorfosi felina dell’autore, su fondo bianco. “Non dite: il gatto ed io. Dite: il gatto è Dio”: le prime parole dell’introduzione spiegano il perché del libro. E’ un atto di devozione. E’, scrive Mattioli: “un libro che parla dell’amore per i gatti”, amore di chi, si scopre nelle prime pagine, si è avvicinato ai felini casalinghi in età adulta. Per essere precisi si tratta di due feline, dal nome d’opera: Violetta e Isolde. Mattioli apre e chiude il libro citando il suo vissuto familiare: prima la famiglia in carne ed ossa (mirabile il racconto che vede come protagonista la sorella Antonella e Nannimario il suo bel gatto) e poi la famiglia con zampe e vibrisse. In mezzo c’è un mare magnum di contenuti, che inquadrano il gatto nella musica, nell’arte, nella letteratura, fin nella geografia con un bel racconto delle città “gatte”, dove i felini sono i veri protagonisti, da Venezia a Istanbul, da Gerusalemme a Roma. Ma troverete anche le storie di insospettabili “gattari” come Richelieu o Colette o dei famosi gatti che si sono succeduti al numero 10 di Downing Street o di importanti personaggi politici recenti o del passato. E più vicino ai tempi nostri, non può mancare l’analisi del “fenomeno gattini”, nell’età dei social.

Ma non è finita qui, perché il libro è costruito alternando parti colte a irriverenti liste, dove troverete anche una sorta di dizionario dei luoghi comuni sull’amato felino e poi Le cinquanta cose che i gatti odiano e “I cento non per dire sì al gatto”. Ora, se si conosce un minimo l’autore, e i suoi gusti musicali non si può trattenere il sorriso leggendo che, di certo, tra i motivi per tenere un gatto c’è che “Non dice che Muti è meglio di Abbado”!! E ancora perchè “ Non si chiede e soprattutto non ti chiede dove è finita la sinistra”, “Non spreme il dentifricio da metà tubetto”, Non lamenta la scomparsa delle mezze stagioni”!! Del resto, ci informa Mattioli ne” Le cinquanta cose che i gatti odiano” accanto all’evangelico “Non fare al gatto quel che non vorremmo fosse fatto a noi” di “Non leggere i libri elettronici. I gatti amano la carta e la carta ama i gatti”. Una ragione in più per correre subito in libreria a comprare il “Gattolico praticante”.

Buona lettura a tutti!

Leggendo una vecchia enciclopedia…

Il gatto, principe della casa, così vicino e così distante, così familiare e così misterioso, ci affascina da sempre per il suo incedere e il suo comportamento.

Per lungo tempo è stato ospite del deserto e delle savane e il suo carattere è un miscuglio di indolenza e di spirito di avventura.
Dal deserto di una volta, alle nostre campagne e città di oggi, il mondo felino è cambiato tantissimo. In 30 anni il numero di razze feline si è triplicato anche per volere dell’uomo e ai nostri giorni contiamo più di 50 razze diverse.
Cacciatore impenitente, luminosità dello sguardo, nobiltà dell’andatura, gatto e bellezza sono strettamente uniti dai tempi più lontani e anche per questo che la civiltà egiziana gli riconobbe un posto tra gli dei.

Il gatto è una presenza costante nel mondo dell’arte e della comunicazione. La sua raffigurazione nella pittura di solito nasconde angosce, gioie e anche i sogni degli artisti.
Del gatto non si può dire certo che lo si “possieda”, ma piuttosto che si vive vicino a lui dato che conserva sempre una certa indipendenza. Non è un piccolo essere umano, un “bambino a cui manca la parola”, cosa a cui spesso pensiamo per l’affetto che gli vogliamo. Il gatto è semplicemente un gatto e deve essere apprezzato, trattato e rispettato come tale.

  • Simbolo di famiglia tra gli Egizi
  • Simbolo di pulizia (sempre occupato a fare toletta)
  • Simbolo di dolcezza
  • Simbolo del silenzio (non ama il rumore e lo sappiamo tutti)
  • Simbolo di acutezza visiva
  • Simbolo di conforto e calore

Il più piccolo dei felini è già lui stesso un vero capolavoro
                                                                                 ( Leonardo Da Vinci)

Adottate un micio: un euro al mese per la colonia

Ringrazio tutte le persone che hanno aderito al mio gruppo di Teaming donando 1 euro al mese. Purtroppo, mio malgrado, ho dovuto chiudere il gruppo dato che con Teaming ho avuto molti problemi a trasferire i fondi donati. Non mi perdo d’animo e vi rivolgo un appello: ogni Teamer avrebbe donato 12 euro all’anno e per questo vi chiedo di sostenermi nello stesso modo. Adottate per un mese un micio; la cifra è la stessa! Ognuno di voi ci aiuterà con una adozione di un solo mese e la colonia godrà, come in Teaming, del vostro aiuto annuale. Troverete tutti i dati in questa pagina:

Come aiutare la colonia

Conto su di voi!

Ricordo che le adozioni sono un modo molto apprezzato. Con il VOSTRO ed il MIO aiuto possiamo dare speranza e una vita dignitosa a tutti i gatti della colonia che qui trovano da mangiare, cure e coccole quotidiane.

Grazie di cuore!