Un pelo sul cuore

L’amore vero, quello senza confini
non sta eretto al tuo fianco
ma ha quattro piedini.

L’amore vero, quello reale
quello che sai che non farà male
non parla, non urla, non ti tradirà
ha i peli, una coda e aspetterà.

Aspetterà te, che torni o che vai
Aspetterà sempre non ti lascerà mai
Quello che ci vuole per amore così
È un cuore grande, ed è tutto lì.

Arriverà un giorno, ascoltami bene
Un giorno brutto, ognuno lo teme
In cui l’amore ci lascia, ci lascia la mano
Ma solo per amarci un po’ più da lontano.

E noi da soli cosa facciamo
In un mondo freddo con la sua palla in mano?
Andremo giurando per il mondo su e giù
Che un amore così non lo avremo mai più.

Eppure fra un giorno, un mese o più
Ti perdi in due occhi….in quella gabbia laggiù
Vuoi un amore? Uno senza confini?
Segui le orme… di quattro piedini.

Ninna nanna del gattino di strada

Mentre dormi
ti muovi e mi ricordi
che la tenacia nella vita è tutto
che il fato è stato fausto
e il tempo sarà caritatevole
Ti muovi e mi ricordo
che ogni cosa ha un senso
che il viaggio è stato duro
ma che era più dolce se immaginavamo la meta
Mi basta guardarti negli occhi
per capire che vi è ancora il terrore
dei calci presi e dell’indifferenza
Amo immaginare ciò che sogni
mentre respiri piano
ed il tuo corpo si muove scosso
dall’alito di una nuova realtà
Ti guardo e immagino il futuro
fatto solo di mani amorevoli
e parole dolci sussurrate piano
Da oggi io sono il tuo mondo
e tu cammini sul mio
Proveremo a unire i passi sulla strada
lastricata di tappeti morbidi e sabbia pulita

                                                                          fonte (ldm su facebook)

 

 

 

Una lettera di addio…

“Umano, vedo che stai piangendo perché è arrivato il mio momento. Non piangere, per favore, ti voglio spiegare alcune cose.
Tu sei triste perché me ne sono andato, ma io invece sono felice perché ti ho conosciuto.
Quanti come me ogni giorno muoiono senza aver conosciuto qualcuno di speciale?
Gli animali a volte passano così tanto tempo da soli, senza mai conoscere qualcuno. Conosciamo il freddo, la sete, il pericolo e la fame; dobbiamo preoccuparci di trovare qualcosa da mangiare e pensare a dove proteggerci la notte.
Vediamo volti tutti i giorni che passano senza mai guardarci, e a volte è meglio che non ci vedano.
A volte abbiamo la grande fortuna che tra le tante persone passa un angelo e ci raccoglie; a volte gli angeli vengono in gruppo, a volte ci sono altri angeli lontani che inviano tanti aiuti per noi. E questo cambia tutto. Se necessario ci portano da un altro tipo di angelo che ci cura.
Ci scelgono una parola che pronunciano ogni volta che ci vedono, un nome, penso si chiami così, questo indica che siamo speciali; abbiamo smesso di essere anonimi per essere uno dei tanti, ma anche un po di voi.
Da qui capiamo che quella è una casa!
Riuscite a capire quanto questo è importante per noi? Non dovremo mai più avere paura, freddo, fame o sentire male.
Se solo poteste calcolare quanto ci fa felici!
Non ci interesserà più se piove, se passerà una macchina molto velocemente o se qualcuno ci farà del male; ma soprattutto, non siamo soli, perché nessun animale gradisce la solitudine, cosa si puó chiedere in piú?!
So che ti rattrista la mia partenza, ma devo andare ora.
Promettimi che non biasimerai te stesso, ti ho sentito dire che avresti potuto fare di piú per me, non dirlo hai fatto molto per me! Senza di te non avrei conosciuto niente di tutta la bellezza che porto con me oggi.
Devi sapere che noi animali viviamo il presente: godiamo di ogni piccola cosa di tutti i giorni e dimentichiamo il passato se ci sentiamo amati; le nostre vite cominciano quando conosciamo l’amore, lo stesso amore che tu mi hai donato, il mio angelo senza ali ma con due gambe.
Voglio che tu sappia che, se trovi un animale gravemente ferito e che gli resta poco tempo, farai un grande gesto se gli starai accanto accompagnandolo nel suo passaggio finale, perché come ti ho detto prima a nessuno di noi piqce star solo, ancora meno quando ci rendiamo conto che è arrivato il momento di andare; forse per voi non è così importante avere qualcuno al vostro fianco che vi sostiene e ci aiuta ad andare con serenità.
Ma ora non piangere più, per favore. Io sarò felice, mi ricordo il nome che mi hai dato, il calore della vostra casa che é diventata anche la mia. Io mi ricordo il suono della tua voce quando parlavi con me, e anche se non sempre capivo tutto quello che mi dicevi io lo porterò nel mio cuore, insieme a ogni carezza che mi hai dato.
Tutto quello che hai fatto è stato molto importante per me è io ti ringrazio profondamente, non so come spiegarmi ora, perché non parlo la tua lingua, ma penso e spero che tu abbia visto la gratitudine nei miei occhi.
Prima di andare ti chiedo solo due favori: lavati il viso e comincia a sorridere.
Ricordati che è bello vivere insieme qualsiasi momento, anche questo; ricordati delle cose che ci facevano felici e per cui ridevamo. Rivivi con me tutto il bene che abbiamo condiviso in questo tempo e non dirmi che non adotterai un altro animale perché hai sofferto troppo la mia partenza; senza di te non avrei mai conosciuto le bellezze che ho vissuto, quindi per favore, non farlo.. sono in tanti che, come me, stanno aspettando qualcuno come te.
Dai anche a loro quello che hai dato a me, ne hanno bisogno, come io avevo bisogno di te.
Non conservare l’amore che puoi donare per paura di soffrire.
Segui il mio consiglio, valorizza quello che puoi dare a ognuno di noi, perché tu sei un angelo per noi animali, perché senza persone come te la nostra vita sarebbe ancora più difficile di come già, a volte, è.
Segui il tuo nobile compito, ora saró io il tuo angelo, ti accompagneró nel tuo cammino e ti aiuteró ad aiutare gli altri come me.
Ora vado a parlare con gli altri animali che sono qui con me, vado a raccontargli tutto quello che hai fatto per me e dirò con orgoglio: “Questa è la mia famiglia!”.
Il mio primo compito ora è quello di aiutarti a essere meno triste, quindi stasera quando guarderai il cielo e vedrai una stella lampeggiare sappi che
quella stella saró io che ti avviseró che sto bene e che ti ringrazieró per tutto l’amore che mi hai dato.
Ora vado, non dicendo “addio”, ma “a presto”.
C’è un cielo speciale per persone come voi, lo stesso cielo dove siamo noi e la vita ci ricompenserà facendoci ritrovare.
Io saró li che ti aspetto!

                                                                                           fonte (anonimo su Facebook)

Una leggenda irlandese

Un uomo amava moltissimo il suo gatto. Quando il gatto morì, per l’uomo fu un colpo durissimo, che gli fece rendere conto che quel micio era l’unico essere vivente che l’avesse amato in modo davvero incondizionato.
Così quando anche l’uomo morì, il suo ultimo pensiero fu di gioia, perché avrebbe rivisto il suo gatto. E infatti, lui era lì ad aspettarlo, tutto ronfante e felice di rivederlo.
E così l’uomo e il suo gatto si trovarono su una lunga strada di campagna. L’uomo vede un cartello che dice “Paradiso” per di qui. E cammina e cammina. Dopo un po’ supera una fattoria. All’orizzonte vede il riflesso di un enorme cancello bianco e sente che finalmente è arrivato.
Arriva al cancello, stanchissimo. La luce che emana dalla città è abbagliante e lui completamente stupefatto. Anche il gatto è piuttosto entusiasta… finalmente appare un uomo vestito di bianco. “Benvenuto in Paradiso” gli dice. “Tutto quello che hai sempre voluto qui c’è, ogni tuo desiderio sarà esaudito. Che cosa desideri?” L’uomo sorride.
“Beh, in questo momento tutto quello che vorrei è un po’ d’acqua per me e per il mio gatto”. L’uomo schiocca le dita e fa apparire un calice splendido. Un altro schiocco di dita, e il calice si riempie di ghiaccio dalle forme splendide. L’acqua si materializza sopra al ghiaccio, che però non si scioglie. Una cannuccia e una fetta di limone completano lo spettacolo.
E l’uomo dice “non ci sarebbe anche una ciotolina per il mio gatto?” L’uomo in bianco scuote la testa e gli spiega che gli animali non sono ammessi in paradiso, il paradiso è solo per gli umani.
L’uomo pensa al meraviglioso compagno della sua vita, ricorda che è stato l’unico essere vivente che l’abbia mai amato in modo incondizionato e spiega al signore in bianco che non vuole andare in paradiso senza il suo gatto. L’uomo in bianco scuote la testa e risponde “mi dispiace, ma ci sono delle regole” E così l’uomo prende in braccio il micio esausto e lentamente torna indietro lungo la strada.
Quando arriva alla fattoria, un signore anziano e pieno di rughe lo saluta. Il gatto, che era in braccio esausto, guarda su e miagola piano piano. Il contadino saluta l’uomo: “Ehi straniero, sembri stanco e assetato. Vuoi bere qualcosa?”.
A questo punto all’uomo non interessa assolutamente dove si trovi, tutto quello che sa è che ha tantissima sete e che il suo adorato gatto è quasi disidratato. Allora fa segno di sì con la testa, e il contadino lo porta ad un pozzo. “Mi dispiace, non ho niente di buono da offriti”, gli spiega, immergendo una latta nel pozzo. La passa all’uomo che beve avidamente. Appena finisce di bere, si accorge che il vecchio sta dando da bere al gatto. Il contadino gli spiega “Credo che avesse sete anche lui. Davvero un bel gatto, complementi” – L’uomo fa cenno di sì, e continua a bere.
Il contadino sorride tra sé e sé. “Amico, senti, vorresti fermarti per cena? Non ho niente di buono da offrirti, ma a mia moglie e ai miei figli e a me farebbe piacere la tua compagnia.” Poi guarda il gatto gli strizza un occhio e dice: “Credo che sia avanzato anche un po’ di latte per te”.
E così l’uomo ebbe una cena semplice ma nutriente, e sorrideva felice. Il micio era accoccolato davanti al fuoco, e tutti intorno alla tavola sembravano felici ed in pace. Chiacchieravano della giornata di lavoro, di cosa gli animali avevano bisogno, cosa seminare la prossima stagione di chi aveva bisogno di quale aiuto e cosa fare domani.
L’uomo era più felice di quanto non fosse stato in molti anni, e il suo vecchio micione stava ronfando in un modo che gli faceva venire le lacrime dalla commozione. Il contadino se ne accorse e gli disse “Figliolo, perché non ti fermi per un po’, sembra proprio che tu non sappia dove andare. Non possiamo offrirti una sistemazione comoda, ma di sicuro qui è dignitoso. Puoi aiutare le mie figlie e i miei figli a curare gli animali e il raccolto, e lavorare nella fattoria e noi divideremo con te la nostra semplice casa. Chiaramente il tuo gatto può restare con gli altri gatti. Lo ameremo tutti come se fosse uno dei nostri”.
E così l’uomo rimase e lavorò nella fattoria del vecchio contadino e non era mai stato più felice e soddisfatto in vita sua. Il gatto riprese le forze e il suo pelo e i suoi occhi brillavano come se fosse ritornato cucciolo. Nella fattoria non c’era niente di moderno o lussuoso, ma si stava davvero tanto bene.
Ma un giorno, mentre lavorava nei campi e il suo gatto cacciava i topi vicino a lui, ricordò improvvisamente il cancello luminoso che aveva rifiutato di varcare. Improvvisamente gli venne la paura di andare all’inferno, corse dal vecchio e gli domandò dove si trovasse realmente e perché lui e gli altri della fattoria fossero stati cacciati via dal Paradiso.
Il contadino sorrise e disse: “Figlio, quel posto non è il paradiso. Non lasciarti imbrogliare dai cancelli che brillano. Hai fatto la cosa giusta andandotene. Pensi davvero che Dio rifiuterebbe l’ingresso ad un dei suoi angeli?”. Il gatto corse a strusciarsi sulle gambe del contadino e fece le fusa per dire che era d’accordo.
Il contadino chiese all’uomo se fosse felice lì e gli piacesse fare il lavoro che gli era stato assegnato. L’uomo disse che non era mai stato più felice in vita sua, che il lavoro era duro ma dava soddisfazioni e il cibo era semplice ma buono e la sua stanza era perfetta per lui. E che, specialmente, poteva stare col suo gatto e vederlo felice.
E il vecchio sorrise e chiese all’uomo “Allora, che dubbi hai? Non tutto quello che vuoi è bene per te, il tuo cuore desidera molte cose che potrebbero farti male e tu devi fare molta attenzione ai tuoi desideri. Se non sei felice qui puoi andartene quando vuoi, ma a me piacerebbe che tu restassi.” Il micio si strusciò sulle gambe del contadino. “A proposito, dove credi di essere?”.
Mentre il contadino sollevava il micio sulla sua spalla per accarezzarlo per bene, il sole brillò attraverso la pelliccia del gatto. L’uomo notò che il contadino aveva una specie di aureola luminosa. Un pensiero lo sfiorò “Sì” disse il contadino “adesso hai capito”.
L’uomo guardò ancora e vide che molti animali avevano la stessa aureola, e tutti erano felici di riflettere l’amore semplice e incondizionato che Dio ha per noi.
“Loro sono l’unico modo che ho per raggiungere la maggior parte di voi” disse “e sono felice che il tuo angelo finalmente ti abbia riportato da me”.
E lo abbracciò. “La tua famiglia ha sentito la tua mancanza, bentornato a casa”
E l’angelo, appollaiato sulla spalla di Dio, ronfava felice.

Come i gatti hanno iniziato a fare le fusa: una fiaba britannica

C’erano una volta un re e la sua regina che, dopo diverso tempo e numerosi tentativi, riuscirono finalmente ad avere una figlia. Sopraffatti dalla gioia, quando una zingara si offrì di leggere il futuro della nuova nata accettarono con entusiasmo… entusiasmo che divenne sconforto quando tale zingara annunciò loro con aria grave che, se mai la principessa si fosse offerta in moglie a un principe, sarebbe caduta vittima di una malattia fatale. Sotto consiglio della zingara, a fare da guardiani della salute della principessa vennero posti tre gatti bianchi.

A disposizione dei felini furono messe tante palline di lino, quante palline d’oro: fin quando la principessa fosse stata al sicuro, i tre gatti avrebbero giocato con le sole palline di lino. Se, invece, la sua vita fosse stata in pericolo essi avrebbero dedicato attenzione alle palline d’oro. Tutto andò bene per i primi 16 anni di vita della principessa. Un giorno, tuttavia, a corte si presentò un affascinante principe dall’animo nobile; la ragazza tentò fino all’ultimo di respingere i propri sentimenti, ma alla fine principe e principessa si confessarono i loro sentimenti a vicenda. E i tre guardiani felini iniziarono a giocare con le palline d’oro. Ben presto, la profezia della zingara si realizzò… con una variazione: non fu la principessa a cadere malata, bensì il principe. Entro 27 giorni la sua vita era destinata a spegnersi, a meno che la principessa non riuscisse a tessere, senza ricevere aiuto da altre mani, 10.000 matasse di lino. Si trattava di un’impresa impossibile, e la principessa ne era ben cosciente. Ma proprio quando sembrava che tutto fosse perduto, i suoi tre gatti bianchi le parlarono per la prima volta e le offrirono il loro aiuto. “Le nostre sono zampe, non mani” dissero, “e perciò possiamo filare assieme a te.” Così la principessa e i suoi gatti lavorarono alacremente. Insieme, riuscirono a salvare la vita del principe. Così, come premio per la loro devozione e la loro generosità, i gatti ricevettero in dono i gioielli della principessa con cui amavano giocare… e la capacità di fare le fusa.

Secondo il folklore britannico, così è come i gatti hanno iniziato a fare le fusa. Ma certamente, esistono tante altre leggende.

                                                                                                            (fonte GcomeGatto)

Il Patto del Gatto e del Diavolo

C’era una volta una donna che viveva con il suo bambino e il suo gatto, in una casetta in mezzo alla foresta.
Un giorno lei doveva uscire ed era molto preoccupata perché non voleva lasciare il suo bambino solo, ma non poteva portarlo con sé. Così guardò il suo gatto e gli disse:

Gattino mio per favore veglia su mio figlio, cercherò di tornare il prima possibile.
Così uscì. Subito dopo apparse il Diavolo in casa; il gatto vedendolo saltò davanti alla culla del bambino senza intimidirsi.
Perché è ben noto che i gatti sono gli unici animali che non hanno paura di questo essere così maligno.
Cosa vuoi??- Chiese il gatto
Vengo a prendere il bambino- disse il Diavolo.
Beh non puoi, mi prendo cura io del bambino. – Disse il gatto mentre si stava leccando una zampa.
Animale insolente, tu non puoi fare nulla per evitarlo – ribatte il Diavolo.
Molto bene – disse il gatto astutamente.
Ti propongo un accordo, se indovini il numero esatto dei peli che ho su tutto il corpo potrai prenderti il bambino. Se questo non accade tornerai da dove sei venuto e non tornerai mai più. Ti offrirò 3 opportunità per indovinare… Allora c’è un accordo? –
Il Diavolo non poteva rifiutare questo accordo, a lui piacciono le sfide. Così pensando che sarebbe stato facile accettò.
E con molta pazienza iniziò a contare i peli.
-Uno…. Due… Tre… – Ma a un certo punto un uccellino “cantò”, e così il Diavolo si distrasse. Arrabbiato ricominciò.
Cento… Duecento…. Trecento…
In quel momento il vento entrò dalla finestra e agitò i peli del gatto, facendo sì che il maligno perse ancora una volta il conto.
Già 2 opportunità sfumate – gli ricordò il gatto.
Nervoso il Diavolo ricomincio a contare promettendosi che niente lo avrebbe più distratto.
Un milione… Due milioni… Tre milioni…
Quindi il gatto mosse leggermente la coda strofinando il naso del Diavolo, e lui starnutì. E tutti i peli del gatto volarono da ogni parte.
Hai perso la tua ultima possibilità. Adesso vattene e non tornare mai più.
Il Diavolo era così furioso della sua perdita, che giurò che un giorno avrebbe saputo dire quanti peli aveva un gatto, così da poter tornare e finire il suo compito.
Così se ne andò.
Quando la donna tornò a casa, ignara dell’accaduto, abbracciò e baciò il bimbo. Poi si girò verso il gatto e facendogli delle carezze dietro l’orecchio lo ringraziò per l’ottimo lavoro svolto.
Ecco perché i gatti fino ad oggi lasciano sempre peli in giro. Perché in questo modo il Diavolo non compirà mai la sua vendetta. Non saprà mai quanti peli hanno in realtà!

“Gattolico praticante”

Cari amici oggi vi voglio consigliare la lettura del libro “Gattolico praticante” di Alberto mattioli. Di seguito riporto la recensione di Marina Leonardi ripresa da MeseModena Magazine.

Nel suo nuovo libro il “Gattolico praticante” il giornalista e scrittore Alberto Mattioli confessa la sua devozione totale nei confronti dei gatti.

Recensire Alberto Mattioli è un’impresa titanica, perché è talmente bravo e geniale nel suo mestiere, ovvero lo scrivere, che qualunque cosa il povero recensore si trovi a mettere nero su bianco appare del tutto banale. Se poi alla scrittura, il noto giornalista, aggiunge pure il cuore, allora da titanica l’impresa diventa letteralmente impossibile. Per fortuna, questa nuova rubrica “Il Fondo” del Mese Modena, mi consente di scrivere in modo poco formale permettendomi di recensire il “Gattolico praticante. Esercizi di devozione felina”, ultima splendida fatica di Alberto Mattioli più col sentimento che con la tecnica. Il sentimento di un’amica ma, soprattutto, il cuore di una “Gattolica praticante”, da sempre e fino al midollo.

Partirò dicendo che il libro è divertente, chi conosce la penna ironica di Mattioli se lo aspetterà, ma non si aspetterà certo di commuoversi, nel mio caso fino alle lacrime. E questo è il vero colpo di scena. Ovviamente non tutti verseranno calde lacrime, si potrebbe azzardare anzi, che l’occhio umido sia una specie di banco di prova che sancirà il diritto a professarsi “Gattolico praticante”, al pari dell’autore. Il libro comunque va comprato, assolutamente, sia che amiate i gatti sia che li odiate. Se li amate, troverete tantissimi spunti interessanti e allargherete le vostre conoscenze sul mondo felino. Se non li amate, l’acutezza di certe riflessioni, il trasporto palpabile e l’inequivocabile simpatia dell’autore, che qui gioca in casa, potrebbe indurvi a rivedere le vostre affinità. E se i gatti vi stanno indifferenti, dopo la lettura del libro direi che avrete decisamente cambiato idea. Ricordate che qualche anno fa girava un libro che prometteva ai suoi lettori di indurli a smettere di fumare? Ecco, alla fine del libro avrete voglia di rivolgervi al primo gattile e di fare conoscenza con un paio di felini e magari di portarli a casa (due è il numero minimo, lo scoprirete durante la lettura).

Ma veniamo al contenuto del libro. Il Gattolico praticante è un bel volume di 120 pagine edito da Garzanti. Lo riconoscerete a prima vista per quel sornione ritratto gattesco che campeggia in copertina, metamorfosi felina dell’autore, su fondo bianco. “Non dite: il gatto ed io. Dite: il gatto è Dio”: le prime parole dell’introduzione spiegano il perché del libro. E’ un atto di devozione. E’, scrive Mattioli: “un libro che parla dell’amore per i gatti”, amore di chi, si scopre nelle prime pagine, si è avvicinato ai felini casalinghi in età adulta. Per essere precisi si tratta di due feline, dal nome d’opera: Violetta e Isolde. Mattioli apre e chiude il libro citando il suo vissuto familiare: prima la famiglia in carne ed ossa (mirabile il racconto che vede come protagonista la sorella Antonella e Nannimario il suo bel gatto) e poi la famiglia con zampe e vibrisse. In mezzo c’è un mare magnum di contenuti, che inquadrano il gatto nella musica, nell’arte, nella letteratura, fin nella geografia con un bel racconto delle città “gatte”, dove i felini sono i veri protagonisti, da Venezia a Istanbul, da Gerusalemme a Roma. Ma troverete anche le storie di insospettabili “gattari” come Richelieu o Colette o dei famosi gatti che si sono succeduti al numero 10 di Downing Street o di importanti personaggi politici recenti o del passato. E più vicino ai tempi nostri, non può mancare l’analisi del “fenomeno gattini”, nell’età dei social.

Ma non è finita qui, perché il libro è costruito alternando parti colte a irriverenti liste, dove troverete anche una sorta di dizionario dei luoghi comuni sull’amato felino e poi Le cinquanta cose che i gatti odiano e “I cento non per dire sì al gatto”. Ora, se si conosce un minimo l’autore, e i suoi gusti musicali non si può trattenere il sorriso leggendo che, di certo, tra i motivi per tenere un gatto c’è che “Non dice che Muti è meglio di Abbado”!! E ancora perchè “ Non si chiede e soprattutto non ti chiede dove è finita la sinistra”, “Non spreme il dentifricio da metà tubetto”, Non lamenta la scomparsa delle mezze stagioni”!! Del resto, ci informa Mattioli ne” Le cinquanta cose che i gatti odiano” accanto all’evangelico “Non fare al gatto quel che non vorremmo fosse fatto a noi” di “Non leggere i libri elettronici. I gatti amano la carta e la carta ama i gatti”. Una ragione in più per correre subito in libreria a comprare il “Gattolico praticante”.

Buona lettura a tutti!

Cody “la codona”

Questa meravigliosa gattina arrivò circa 11 mesi fa nel mio giardino dalle campagne vicine. Era uno scricciolo peloso e impaurito ma, per fortuna, già svezzato.


Dopo qualche mese si è ambientata bene ed ha fatto amicizia con i suoi fratellini e sorelline acquisite con cui ama dividere il divano e dormire abbracciata nei suoi momenti di relax.
Più passava il tempo più cresceva più diventava bella e con una grande coda. Ho iniziato a chiamarla “codona” da qui, poi, il diminutivo di Cody.
Adesso il suo pelo è lungo e folto, lucido come seta, i suoi occhi sono verdi dorati e profondi, i suoi baffi lunghi e luccicanti, il suo nasino graziosissimo e le orecchie un po’ a punta.
Cody è una micia simpaticissima e una gran curiosona; il suo sport preferito è di di arrampicarsi sugli alberi per acchiappare dei “poveri” uccellini. Forse pensa di poter volare ma, spesso, sbaglia la mira e si ritrova a terra a bocca asciutta.
Si offende quando vado di corsa e non le faccio le coccole, ma sa bene come ottenere ciò che vuole: basta uno sguardo con quei suoi occhioni dolci, un po’ di fusa, una zampettina a mò di carezza sul mio viso ed è fatta.

Questa è Cody che da 11 mesi illumina e rallegra i miei giorni!